fuori asolo






 

FUORI ASOLO

All’automobilista che arriva da sud, percorrendo l’autostrada fino a Padova seguendo poi la provinciale 248 verso Treviso, Casella d’Asolo potrebbe risultare quasi impercettibile, parte com’è di quel continuum di agglomerati urbani che caratterizza questa zona del Veneto. La frazione si sviluppa in prossimità dell’incrocio con la strada per Asolo, perpendicolarmente alla provinciale, con un misto di edifici in gran parte costruiti negli ultimi cinquant’anni: capannoni industriali e anonime villette, qualche condominio non molto grande, attività commerciali di vario genere, banche e posti auto. La zona è abitata fin dall’epoca romana trovandosi in pratica sul tracciato della vecchia Aurelia. Attualmente vi vivono poco più di tremila persone.
A partire dal 1950 - ha scritto l’architetto e urbanista Giovanni Astengo - abbiamo assistito “a un vero e proprio rifiuto ufficiale della pianificazione urbana (…), non abbiamo realizzato nulla, o quasi nulla da mostrare senza arrossire”. L’unica idea alla base della creazione di luoghi come Casella è stata quella di agevolare l’iniziativa privata, facendola prevalere sull’interesse pubblico. Si è creduto (e forse si continua a farlo) che il motore a scoppio fosse sinonimo di energia vitale e che la campagna andasse manipolata in favore di elementi utili all’industria e al commercio, sacrificando lo scambio culturale, senza creare luoghi destinati all’aggregazione sociale che non fossero legati all’attività lavorativa e abbandonando i centri storici originari.
Durante il mio breve soggiorno a Casella ho indagato il suo tessuto urbano dall’interno, immergendomi tra le sue architetture senza qualità apparente e prediligendo un punto di vista centrale. Ho voluto porre l’accento sulla differente tipologia degli edifici, sulle facciate, sulla la profondità dei volumi e gli spazi verdi rimasti, le trame dei cavi elettrici e le automobili. L’intento è stato quello di mostrare la piccola frazione con una luce il più possibile omogenea che ne esaltasse i dettagli, adottando “un approccio documentario ed estetico” nel tentativo di “dare forma a luoghi dei quali non esistevano immagini”. Una serie di fotografie che servano in particolar modo come documenti utili ad una riflessione, anche in tempi successivi, sopra certe scelte urbanistiche discutibili ma anche indissolubilmente legate all’epoca in cui viviamo, al nostro presente, testimonianza di un momento storico ben definibile.
per ulteriori informazioni: Urbanautica








































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